Connessioni, confronto e nuove possibilità: la voce di Davide Torre

Una rete professionale vale non solo per i contatti che crea, ma per ciò che permette di costruire attraverso il confronto, lo scambio di esperienze e la partecipazione attiva. È da questa idea che parte il percorso di Davide Torre in SUPSIAlumni: mettersi in gioco, portare il proprio contributo e, allo stesso tempo, lasciarsi arricchire da prospettive diverse.

Davide Torre è il membro più giovane del Comitato Direttivo di SUPSIAlumni, dove ricopre il ruolo di Responsabile Innovazione & Progetti Speciali. Parallelamente al suo impegno associativo, sviluppa la propria attività imprenditoriale nell'ambito della comunicazione, della progettazione e dell'innovazione digitale.

Oggi sta guidando lo sviluppo di Agganci, il progetto con cui SUPSIAlumni parteciperà alla Notte delle Carriere 2026, dedicata quest'anno al tema dell'intergenerazionalità.

Con lui abbiamo parlato di community, relazioni professionali, innovazione e del valore che può nascere dall'incontro tra esperienze e generazioni diverse.

1. Sei il membro più giovane del Comitato Direttivo di SUPSIAlumni e hai scelto di metterti in gioco fin da subito. Cosa ti ha spinto ad aderire all’associazione e ad assumere un ruolo attivo?

Credo che la vera sfida oggi non sia soltanto adottare nuove tecnologie, ma sviluppare la capacità di riconoscere il cambiamento e trasformarlo in opportunità concrete.

Quando guardo un’organizzazione, mi interessa capire non soltanto quello che fa oggi, ma soprattutto quello che potrebbe diventare domani.

È anche con questa prospettiva che ho scelto di entrare in SUPSIAlumni. Vedo nella community un ecosistema di persone, conoscenze e competenze che, se messe in relazione, possono generare un valore ben superiore alla somma delle singole esperienze. Assumere un ruolo attivo significa per me poter dare il mio contributo, mettermi in gioco e vederne concretamente i risultati.

Credo che università, professionisti e imprese abbiano molto da costruire insieme. E che le nuove generazioni possano contribuire attivamente a questa trasformazione.

In fondo, l’innovazione non consiste soltanto nell’immaginare il futuro, ma nel creare oggi le condizioni perché possa esistere.

2. Hai intrapreso da poco una nuova sfida professionale come libero professionista. Quanto conta oggi poter contare su una community e su una rete di relazioni? Hai già vissuto situazioni in cui il confronto con altri professionisti ti ha aperto nuove opportunità o punti di vista?

Nel mondo imprenditoriale siamo spesso portati a misurare il valore di una relazione attraverso ciò che può produrre nell’immediato: una collaborazione, un cliente, un’opportunità commerciale. Ma credo che le relazioni più importanti siano proprio quelle il cui valore non è ancora misurabile.

Mi piace immaginare le esperienze professionali come fiumi che scorrono in direzioni differenti. Ognuno segue il proprio percorso, ma costruire connessioni significa aprire nuovi canali, raggiungere territori inesplorati e generare possibilità che individualmente non avremmo potuto immaginare.

Nel mio lavoro, tra comunicazione, progettazione e innovazione digitale, il confronto con competenze differenti è parte integrante del processo creativo e imprenditoriale. Anche attraverso SUPSIAlumni ho avuto occasioni concrete per confrontarmi con professionisti con esperienze e competenze diverse, proporre le mie idee e mettere in gioco ciò che so fare. La community rappresenta un ambiente in cui questo scambio può trasformarsi in nuove prospettive.

Una rete professionale non dovrebbe essere soltanto un insieme di contatti a cui chiedere qualcosa, ma un sistema di relazioni attraverso cui costruire qualcosa.

3. La Notte delle Carriere sarà dedicata al tema dell’intergenerazionalità. Come immagini il contributo di una community come SUPSIAlumni nel creare occasioni di incontro e apprendimento tra professionisti appartenenti a generazioni e percorsi diversi?

Si dice che chi semina raccoglie. Ma credo che il valore di una comunità inizi quando siamo disposti a seminare anche dove non saremo necessariamente noi a raccogliere.

Ogni generazione possiede qualcosa che l’altra non ha ancora avuto modo di conoscere. L’esperienza permette di riconoscere dinamiche e conseguenze; uno sguardo nuovo può mettere in discussione ciò che abbiamo sempre considerato normale.

È nell’incontro tra queste prospettive che vedo il maggiore potenziale.

Per questo ritengo che il dialogo intergenerazionale non debba essere concepito come una semplice trasmissione di conoscenza dai più esperti ai più giovani, ma come un processo di apprendimento reciproco.

Con Agganci vogliamo contribuire a creare proprio queste condizioni: incontri autentici, in cui le persone possano riconoscersi, confrontarsi e condividere esperienze al di là dei ruoli professionali.

Le nuove generazioni non chiedono soltantodi essere ascoltate, ma di poter contribuire attivamente. Perché lo scambio sia autentico, ogni generazione deve essere disposta a riconoscere il valore dell'altra. La reciprocità è la base comune.

Perché il futuro non appartiene a una generazione. Appartiene a quelle che sapranno costruirlo insieme.

4. Qual è la cosa più importante che hai imparato da quando fai parte di SUPSIAlumni e che avresti voluto sapere il giorno della tua laurea?

Che il valore di un percorso professionale non si misura soltanto da ciò che riusciamo a raggiungere, ma anche dalle possibilità che siamo capaci di creare per noi stessi e per gli altri.

Credo sia fondamentale circondarsi di persone che riconoscano il nostro potenziale, che sappiano metterci in discussione e che ci permettano di crescere. È qualcosa che ho sperimentato anche in SUPSIAlumni: il confronto con punti di vista diversi ha contribuito a migliorare i progetti, ma anche a rendere più chiaro il mio stesso pensiero. Non bisogna sottovalutare quanto l’ambiente in cui scegliamo di lavorare possa influenzare ciò che diventiamo.

Oggi considero la capacità di sperimentare, assumersi responsabilità e trasformare le idee in azioni una delle competenze più importanti, soprattutto in un contesto professionale che cambia così rapidamente.

Le competenze si costruiscono. Le tecnologie evolvono. I mercati cambiano. Ma la capacità di imparare, adattarsi e continuare a immaginare nuove possibilità è ciò che ci permette di evolvere.

Credo sia importante avere ambizioni grandi, anche apparentemente sproporzionate rispetto al punto da cui partiamo.

Perché un obiettivo ambizioso non serve soltanto a indicare una destinazione: ci obbliga a diventare persone capaci di avvicinarsi a quella destinazione.

La differenza, alla fine, sta nel fare. E soprattutto nel continuare a costruire, anche quando ciò che abbiamo davanti non esiste ancora.